Muore all’età di 78 anni la cantante italiana Raffaella Carr

Quando è entrata una persona come Raffaella Carr, il soggiorno si è sentito subito un po’ più vuoto e silenzioso. È quello che succede da generazioni agli italiani e, guarda caso nella storia, anche agli spagnoli. Ti manca l’icona televisiva, la “Regina del sabato sera” in paillettes e abito dai colori sgargianti e, soprattutto, una voce libera contro tabù e bigottismo. La morte della bolognese Raffaella Maria Roberta Pelloni in arte Carrà ha suscitato così tanto interesse che non c’è molto di cui essere orgogliosi.

Carrà è cantante, ballerina, showgirl e conduttrice, ma ha iniziato la sua carriera come attrice. Ha recitato nel primo film quando aveva otto anni. Poi ha fatto teatro serio, grandi opere teatrali, musical con Marcello Mastroianni, quando la Rai pensava che si sarebbe adattato al genere vaudeville negli anni ’60. Gli hanno dato un posto canzonissima, allegri spettacoli di musica e danza. Lei è la padrona di casa e la protagonista. Nel 1971 esegue umilmente con il mitico Alberto Sordi una canzone che avrebbe dovuto sconvolgere le usanze del paese e quasi portare alla follia la Chiesa cattolica: “Tuca Tuca” è una piccola provocazione erotica, un inno spensierato alla vita e all’amore, è piuttosto innocuo se ci pensi. Ma lo spettacolo sarebbe stato censurato se non fosse stato per la partecipazione dell’attore romano Sordi, allora già mezzo santo.

Nel 1976, un anno dopo la morte di Francisco Franco, il dittatore spagnolo, Carrà portò a Madrid la sua risata contagiosa e il suo spirito di libertà del tutto non ideologico, con tanto di caschetto biondo. Fu una rivelazione per gli spagnoli, una bozza televisiva rivoluzionaria che si adattava al loro nuovo atteggiamento nei confronti della vita. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha scritto in un triste tweet: “La sua musica rende felici i nostri cuori, il suo spirito di libertà riempie le nostre anime”.

“Pronto, Raffaella?” Appartiene allo staff repubblicano

Troppi complimenti per le showgirl, come le chiamano gli italiani? I tempi sono diversi, la televisione è sempre accesa. Carrà ha anche eventi di crepacuore e reunion: Carmba! Che sorpresa era una spazzina e piangeva con gli ospiti. Se metti in dubbio l’autenticità del post, può essere molto offeso. In Ciao Raffaella?, spettacoli a pranzo, le persone possono chiamare e indovinare quante noci ci sono nel barattolo in studio. È assolutamente impossibile, ma divertente. “La Carrà” detto anche Giulio Andreotti, sette volte premier del Paese, è membro dello staff repubblicano.

Carrà è anche un’icona per il mondo LGBTQ, che non ha mai capito fino in fondo. Forse perché la sua lotta contro l’ipocrisia della chiesa conservatrice e il falso moralismo è vista da molti come una reazione alla storia della sua vita: Raffaella è cresciuta con tre mogli: una madre inglese, una nonna e una tata. Suo padre lasciò la famiglia quando lui aveva meno di due anni. E ovviamente c’è la sua tolleranza dimostrativa per tutti, i suoi abiti follemente folli, tutto il suo stile. Fu giudice per molti anni Voce, ha diretto anche il Festival di Sanremo.

Lui è sempre lì. “Con te”, disse addio Adriano Celentano, “parte della nostra vita vola in paradiso – la più felice”. Raffaella Carr è morta a Roma all’età di 78 anni dopo una breve malattia.

Rodolfo Cafaro

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