Arrivare ad un passo dal pensionamento e scoprire di non avere contributi sufficienti perché il datore di lavoro non li ha versati. Un incubo, come risvegliarsi?
Dovrebbe essere premura del lavoratore verificare periodicamente durante tutta la carriera il corretto versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. In caso di problemi si potrebbero risolvere velocemente evitando di ritrovarsi vicini alla pensione prima di venire a conoscenza dell’amara verità.
I contributi sono la chiave del pensionamento. Senza aver maturato una determinata contribuzione non si apriranno le porte della pensione. Il sistema previdenziale italiano permette di uscire dal mondo del lavoro con 20 anni di contributi a 67 anni utilizzando la pensione di vecchiaia. Mancando questo numero bisognerà attendere i 71 anni. Poi ci sono gli scivoli di pensionamento anticipato che richiedono una contribuzione molto più alta, fino a 42 anni e dieci mesi (pensione anticipata ordinaria).
Oltre che per determinare l’accesso alla pensione, i contributi sono fondamentali per definire l’importo dell’assegno pensionistico. Il calcolo contributivo, infatti, si basa proprio sul numero dei contributi versati, più saranno più alto sarà la somma percepita mensilmente. Servirà, dunque, una lunga carriera lavorativa senza interruzioni per andare in pensione e avere un assegno dignitoso per vivere senza pensieri. Perdere parte dei contributi, dunque, può rivelarsi un imprevisto terribile.
L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha informato i lavoratori con la circolare 48 del 24 febbraio 2025 circa la possibilità di recuperare i contributi non versati dal datore di lavoro tramite un nuovo servizio. La novità si rivolge a chi sta pianificando il pensionamento controllando la correttezza dei versamenti dei contributi. In caso di omissioni contributive ora si potrà sanare il vuoto ma a quale prezzo?
I lavoratori possono versare volontariamente i contributi mancanti non corrisposti dal datore di lavoro per negligenza o evasione. Condizione necessaria è che il versamento dei contributi risulti prescritto (dieci anni) e l’azienda, dunque, non possa più intervenire. A procedere con il versamento saranno i dipendenti e le spese saranno a loro carico. La nota positiva è che non ci saranno penalizzazioni sull’importo dell’assegno pensionistico.
Per ricevere i contributi mancanti servirà una prova del mancato versamento a fronte dello svolgimento dell’attività lavorativa. Significa che il lavoratore dovrà dimostrare di aver lavorato nel periodo in cui risulta il vuoto contributivo fornendo il contratto di lavoro, il libretto di lavoro, la lettera di assunzione o licenziamento, i registri paga, le matricole e le buste paga. Solo presentando prove certe e verificabili si potrà accedere alla prestazione e recuperare i contributi non versati dall’azienda.
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