Frammenti di Fagan dal Partenone di ritorno in Grecia dall’Italia

“Fagan Fagan” è tornato in Grecia dal Museo Antonino Salinas di Palermo, in Italia, per essere esposto al Museo dell’Acropoli per otto anni. L’unicità di questo ritorno non sta nella conservazione a lungo termine di frammenti nei monumenti appartenenti al Partenone e al Museo dell’Acropoli, ma nella prospettiva avviata dal Comune di Sicilia al Ministero della Cultura italiano, affinché diventi un luogo permanente permanente (“sine die”) nel Museo dell’Acropoli.

Questo è un estratto dalla pietra VI della decorazione orientale del Partenone, che raffigura gli dei dell’Olimpo seduti, mentre osservano la consegna del velo ad Atena, la dea protettrice di Atena. Raffigura le estremità inferiori della Dea Artemide, inclusa la Dea della caccia, che vide il corteo delle Panatenee, che si avvicinavano al grande tempio.

Come affermato dal Ministro della Cultura e dello Sport Lina Mendoni:

“Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine alla Giunta Regionale della Sicilia e al suo Presidente Nello Musumeci, nonché all’Assessore Regionale ai Beni Culturali e Identità Siciliana Alberto Samon. La nostra collaborazione sul frammento della decorazione orientale del Partenone, che è attualmente nel Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo, da esporre a lungo al Museo dell’Acropoli insieme al contesto, è perfetto e costruttivo. Soprattutto, però, la ringrazio per gli sforzi instancabili e sistematici del Governo della Sicilia e dell’Assessore A. Samona per una soluzione giuridica ai sensi del Codice dei Beni Culturali della Repubblica Italiana, affinché questo frammento possa essere restituito definitivamente ad Atene. Da novembre 2020, quando è iniziata la discussione tra noi, fino ad oggi, l’Estimatore Samona dichiara in ogni modo il suo amore per la Grecia e la sua Cultura. Nel complesso, l’intenzione e l’aspirazione del governo siciliano di rimpatriare permanentemente parti di Palermo ad Atene, sottolinea i legami culturali e fraterni di lunga data delle due regioni, nonché il riconoscimento di fatto di un’identità mediterranea condivisa. In questo contesto, il Ministero della Cultura e dello Sport greco è lieto di avviare la sua collaborazione con il Museo “A. Salinas”, non solo per l’esposizione di importanti antichità del Museo dell’Acropoli, ma anche per azioni e iniziative generali. Con questo gesto il Governo di Sicilia ha indicato la via per il definitivo ritorno del Partenone ad Atene, città che lo ha creato”.

Assistente ai Beni Culturali e Identità Siciliana, Dott. Alberto Samon ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Si tratta di un trattato culturale di importanza internazionale, firmato dalla Sicilia con la Grecia, e che prevede il trasferimento ad Atene dei frammenti di lastre appartenenti alla decorazione orientale del Partenone, oggi custoditi nel Museo Archeologico Regionale A Salina di Palermo.Sono i piatti cosiddetti “Fagan”, un coccio marmoreo pentelico raffigurante i piedi della Dea Artemide (Dea della Caccia) seduta su un trono. Una mossa voluta e condivisa dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana , Alberto Samonà, con il ministro greco della Cultura e dello Sport, Lina Mendoni, è una mossa dal forte valore simbolico alla cultura greca: la Sicilia, in questo modo, diventa, infatti, pioniera nella questione del ritorno dei marmi del Partenone alla Grecia, contribuendo in modo decisivo al dibattito di lunga data in tutto il mondo.

L’accordo, frutto di un proficuo dialogo tra il governo siciliano Musumeci – con l’assessore Samon – e il governo di Atene – e il ministro Mendoni – è stato firmato tra il Museo Archeologico Regionale A. Salinas di Palermo e il Museo dell’Acropoli di Atene, secondo l’art. 67 del nostro Codice dei Beni Culturali, che ha disposto il trasferimento pluriennale e lo scambio di reperti archeologici tra i due principali musei, rispettivamente sotto la direzione di Caterina Greco e Nikolaos Stampolidis.

L’accordo firmato prevede secondo la legge italiana che Salinas per un periodo di 4 anni, con possibilità di rinnovo per altri 4 anni, trasferisca al Museo dell’Acropoli di Atene il frammento del Partenone, ora conservato a Palermo nell’ambito del collezione archeologica del console britannico Robert Fagan, acquistata dalla Regia Università di Palermo nel 1820. In cambio sarebbero giunti a Palermo due importantissimi oggetti delle collezioni del Museo dell’Acropoli, ciascuno per un periodo di quattro anni: si tratta di un importante acefala statua di Atena risalente alla fine del V secolo a.C. e anfore geometriche della prima metà dell’VIII secolo a.C. L’accordo disciplina anche l’organizzazione di iniziative congiunte da realizzare in partenariato tra i due musei su temi di rilevanza culturale a livello internazionale.

La volontà della Sicilia, infatti, era quella di trovare un ritorno illimitato in Grecia. A tal proposito il Territorio Siciliano, oltre a promuovere un accordo di sviluppo reciproco tra i due musei, ha chiesto al Ministero della Cultura della Repubblica Italiana un percorso per il buon esito di questa possibilità (ritorno): il processo è già iniziato e attualmente la questione è in discussione nel “Comitato Recupero” e Restauro dei Beni Culturali” costituito al Ministero.

Il ritorno del frammento ad Atene conferma il sentimento di fraternità culturale che lega Sicilia e Grecia, nel contesto del riconoscimento delle comuni radici mediterranee e dei legami antichi e profondi tra i due Paesi. Il trattato firmato fu, infatti, un notevole sigillo della comunità mediterranea, che, risalente all’epoca greca classica con le sue colonie nell’Italia meridionale e in Sicilia, mostra ancora oggi gli stretti legami culturali tra l’Italia e la Repubblica ellenica. L’accordo, che arriva dopo la fine dell’anno in cui si celebra l’anniversario dell’inizio della lotta per l’indipendenza della Grecia e poco più di tre mesi dopo il Decreto del 29 settembre 2021, in cui la Commissione intergovernativa dell’UNESCO per la promozione della restituzione dei beni culturali al loro Paese d’origine (ICPRCP) invita “il Regno Unito a riconsiderare la sua posizione e ad avviare un dialogo in buona fede con la Grecia”, che dal 1984 chiede la restituzione della statua del Partenone. ancora al British Museum di Londra.

Questo ritorno ad Atene da questo importante oggetto del Partenone muove verso lo sviluppo di una Cultura Europea radicata nella nostra storia e identità: gli Europei del popolo che ci ha trovato profondamente uniti alla Grecia, entrambi portatori di valori antichi e universali. . Inoltre, le varie testimonianze della cultura greca che esistono in Sicilia sono un’affermazione che il nostro legame è inscindibile e profondo. L’accordo di partnership con il Museo dell’Acropoli di Atene ci consentirà inoltre di creare un’iniziativa culturale condivisa di profonda e internazionale importanza che metterà in luce il nostro Territorio.

Il Direttore Generale del Museo dell’Acropoli, Professor Nikos Stampolidis, ha affermato quanto segue:

“Il marmo è un materiale difficile da mantenere e mantenere la bellezza e la visione del mondo di ogni creatore e società impresse su di esso idee e credenze, miti e realtà.

Da questo materiale, il marmo Pentelik, realizzato sulla pietra sacra dell’Acropoli, simbolo di pietà verso gli dei, il rispetto di Atena per la dea protettrice, simbolo della democrazia ateniese, il Partenone, oggi è un monumento – un simbolo della cultura mondiale .

Queste pietre, che sono capolavori della decorazione architettonica e scultorea e sostenute dai Greci, racchiudono la storia di una nazione, all’apice della sua cultura, che da allora si è caratterizzata come classica perché trasfigurazione dello spirito nella materia in un modo insormontabile modo. .

E il decadimento secolare di queste pietre conserva la loro verità eterna, il saccheggio alfa dell’oblio.

Ma siccome “questo marmo qui non ha catturato la ruggine malvagia”, è tempo di raccogliere frammenti di monumenti, piccoli o grandi che siano, per ricrearli, agli occhi di chi si trova nel loro spazio naturale, per ricrearli. i membri discendono dalla luce che li ha generati, i marmi brillavano al sole nella loro forma precedente.

L’inizio è iniziato pochi giorni fa da dove avrebbe dovuto iniziare. Dall’esposizione al Museo dell’Acropoli dei dieci frammenti del Partenone conservati nell’arca della nostra Cultura, al Museo Archeologico Nazionale, individuati dal mio compianto maestro Giorgio Despinis, famoso esperto di scultura greca antica (scultura, scultura).

Questi 10 frammenti del Partenone del nostro paese nel Museo dell’Acropoli sono esempi di articolazioni e altri frammenti e pietre, che sono stati sparsi nel tempo in altre capitali e musei europei.

In questa serie di riunioni delle sculture architettoniche del Partenone, assumono particolare rilievo i cosiddetti “frammenti Fagan” al Museo A. Salinas di Palermo, in Sicilia. Non perché sia ​​stato il primo a venire nei giorni successivi al Museo dell’Acropoli, né perché provenisse da una delle pietre centrali decorative sul lato est del tempio, dove sono raffigurati gli dei dell’Olimpo seduti. Non dirò nemmeno perché è uno dei pezzi più antichi della statua del Partenone, vecchio quasi quanto quello che Elgin portò nella vecchia Albion all’inizio del XIX secolo, poiché è noto che il frammento è arrivato al suo Museo Reale. Università di Palermo tra il 1818 e il 1820 e fu nella collezione di Fagan molto prima. A mio avviso, è stato importante il modo in cui le autorità siciliane hanno gestito il deposito dei frammenti nel Museo dell’Acropoli e avviato le procedure con il Ministero della Cultura italiano per la sua permanenza permanente ad Atene. L’intero trattamento, a parte il buon umore, il riconoscimento della nostra affinità culturale, essenzialmente cultura europea, che unisce e non divide, che riconosce le nostre radici e valori comuni, valori almeno in tutto il mondo occidentale, iniziata in Grecia e l’antica Atene, allo stesso tempo è un eccellente esempio del modo in cui le altre capitali europee continueranno, culminando a Londra e al British Museum, nel restauro e nella riunificazione della scultura architettonica del nostro monumento mondiale comune, il Partenone, come riflesso nella volontà della maggioranza del popolo britannico ma anche nella volontà globale, come recita il Decreto UNESCO del 29 settembre 2021”.

Intanto la Direttrice del Museo Antonino Salinas, Caterina Greco, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Vorrei esprimere la mia più alta soddisfazione per il raggiungimento dell’obiettivo che mi ero prefissato quando sono arrivato al Museo Salinas due anni fa. Il ritorno ad Atene dei frammenti della decorazione del Partenone, la cui origine attica è stata riconosciuta solo da Walter Amelung nel 1893 e erroneamente confuso con i marmi scoperti da Fagan durante i suoi scavi a Tindari nel 1808, significa non solo un ritorno alla Grecia di un pezzo più importante della storia archeologica, ma anche una nuova luce nella complessa e affascinante storia della collezione ottocentesca che contraddistingue il nostro museo più antico e che ne testimonia la presenza a Palermo dalla “targa Fagan” rappresenta uno degli episodi più interessanti”.

Fonte: skai.gr

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Rodolfo Cafaro

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