cosa farebbe con la legge 194 se governasse?

“Il nostro obiettivo è anche quello di attuare pienamente la prima parte dell’attuale legge 194, che è quella di fornire una politica preventiva per offrire un’alternativa alle donne che stanno pensando di abortire per motivi economici. Queste donne devono trovare dalla loro parte uno Stato amico: più opportunità e non meno diritti”. Lo ha detto in una nota a EFE Giorgia Meloni su di lui aborto in Italia.

Non è la prima volta che il candidato alla presidenza, il candidato di Fratelli Italiani, decide su una possibile riforma della legge che consente l’interruzione della gravidanza (legge 194) con l’obiettivo di renderla più stringente. “Il nostro obiettivo è rispettare pienamente la prima parte dell’attuale legge italiana, che è quella di fornire una politica preventiva per cercare di impedire alle donne di abortire perché non riescono a trovare un’alternativa, forse per motivi economici”, ha detto. Giornale spagnolo. Pertanto, Meloni e il suo partito non promettono di modificare o revocare queste norme, ma privilegiano una parte di esse, ovvero quelle relative alle norme. “protezione sociale per le donne in gravidanza”.

Com’è la regolamentazione dei disturbi della gravidanza in questo paese? Cosa sviluppa la sezione sulla tutela della maternità? Perché l’aspirante Fratello italiano sottolinea la prima parte di questa norma? Cosa potrebbe succedere all’aborto in Italia se vince Meloni? Te lo spieghiamo.

Cosa è regolato dalla legge 194?

Esso legge 194 È stato approvato nel 1978 e intitolato “Leggi per la protezione sociale delle donne in gravidanza e l’interruzione volontaria della gravidanza”. Per questo, in relazione all’aborto in Italia, Meloni parla di applicare o dare maggior peso alla “prima parte della legge”, cioè quella che parla di “protezione sociale materna” e non della parte normativa. aborto così.

Questa norma stabilisce, a partire dal quarto articolo, le condizioni affinché una donna o una persona in grado di concepire interferisca con una gravidanza. Non è un aborto gratuito fino a una certa settimana come avviene in Spagna, ma L’aborto è consentito nei primi 90 giorni purché sussista un “grave pericolo per la sua salute fisica e mentale” e questo è certificato da un medico. Infatti, la legge afferma che se il rischio è socioeconomico, devono essere affrontate “possibili soluzioni per aiutare ad eliminare le cause che porterebbero all’interruzione della gravidanza”. L’obiettivo, fissando la norma, è “consentirle di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere tutti gli opportuni interventi volti a sostenere la donna offrendo tutta l’assistenza necessaria sia durante la gravidanza che dopo il parto”.

La legge 194 per l’aborto in Italia prevede a periodo di raffreddamento sette giorni che può essere rilasciato solo se il medico dichiara che si tratta di un caso urgente, come dettagliato nell’articolo 5.

Il sesto articolo stabilisce che dopo 90 giorni è possibile interrompere la gravidanza solo quando la gravidanza o il parto implicano un rischio vitale o vi è una qualche patologia fetale significativa.

Manifestazione per il diritto all’aborto a Milano, Italia | Shutterstock

Obiezioni di coscienza e differenze regionali

Francesca Bruttaricercatore della Scuola Normale Superiore specializzato in disuguaglianze di genere, ha spiegato a Newtral.es che uno dei principali ostacoli all’accesso all’aborto in Italia è l’obiezione di coscienza: “Il numero degli oppositori è molto alto e ci sono casi di oppositori dell’aborto servizio, cioè i centri ospedalieri dove non si effettuano aborti anche se dispongono di servizi ostetrici. Questo è molto più comune nel sud Italia, dove c’è anche più perdita economica”.

Secondo lei ultimo rapporto del Ministero della Salute italiano (2020), Il 64,6% del personale di ginecologia si è dichiarato contrario Quest’anno. Il precedente, 2019, era del 67%. La stessa relazione riconosce che “vi è ancora un numero elevato di obiettori di coscienza” e sottolinea che, secondo l’articolo 9 della legge 194, “l’organizzazione dei servizi deve essere tale che vi sia un numero sufficiente di professionisti per garantire la possibilità di accedere interruzione volontaria della gravidanza Questo problema esiste anche tra gli anestesisti: il 44,6% degli anestesisti si è dichiarato contrario alla pratica dell’aborto nel 2020.

La ricercatrice Francesca Feo sottolinea che questi dati aggregati forniscono una panoramica del problema, ma “saranno necessari i dati pubblici dei centri ospedalieri”. Per questo motivo, Feo lo ha trovato rilevante iniziativa Mai Dati che raccoglie, per quanto possibile, la percentuale di obiezioni di coscienza da parte del centrodestra. Quindi, nonostante la media nazionale sia del 64,6%, l’Associazione Luca Coscioni, autore Mai Datiindica che “c’è” 72 ospedali che hanno tra l’80 e il 100% di obiettori di coscienza” e in 18 “ginecologi al 100% rifiutati”.

Un’area in cui viene rilevata un’obiezione più attenta è Abruzzo, al confine tra centro e sud Italia. Una regione che il ministero della Salute segnala che il 79,5% dei ginecologi rifiuta, quasi 15 punti sopra la media nazionale. Qui il governatore è Marco Marsilio, del partito Fratelli d’Italia.

E nel 2018 il sindaco Veronasotto Federico Sboarina, anche lui della Fratellanza Italiana, dichiarò ufficialmente questa città del nord Italia “città pro-vita”, come descrisse in Questo articolo ricercatrice Elena Caruso, dell’Università del Kent (Studi legali femministi2020).

Francesca Feo e un’altra ricercatrice, Anna Lavizzari, hanno pubblicato a analisi del ruolo delle donne nei partiti di estrema destra in Italia (Friedrich-Ebert-Stiftung, 2021). In essa fanno eco un’analoga iniziativa avvenuta a Roma, sempre nel 2018, per dichiararla “città pro-vita”. Qui il gruppo Fratelli Italiani in Municipio ha presentato un’iniziativa che “ha ricevuto il sostegno diretto della leader del partito, Giorgia Meloni”. In questo caso, non ottiene abbastanza suono, quindi non viene continuato.

Nella sua pubblicazione, Elena Caruso ne parla un’area in cui il diritto all’aborto dipende da una persona, cioè dove c’è un solo medico che non è un avversario: “È il caso dell’intero Molise. Qui, se questo medico non è disponibile, ad esempio a causa di malattia, ferie o pensionamento, i suoi servizi vengono interrotti. A Trapani (città del sud), nel 2016 l’unico medico che praticava aborti è andato in pensione e il servizio aborti ha cessato di operare”. I ricercatori hanno anche salvato il caso di una donna di Padova, nel nord del Paese, “le cui richieste di aborto sono state respinte in 23 ospedali pubblici”.

Aborto in Italia e Meloni: cosa sarebbe potuto succedere se avesse governato

Francesca Feo e Anna Lavizzari dimostrano nella loro analisi della femminilizzazione populismo di destra che né la Lega (guidata da Salvini) né la Fratellanza italiana (con Meloni) hanno menzionato esplicitamente i diritti riproduttivi nel loro manifesto o programma elettorale nel periodo analizzato, fino al 2019. Tuttavia, hanno indicato che sì “questa è una questione rilevante nel dichiarazione pubblica dei due leader”.

Nel programma elettorale per elezioni che si terranno il prossimo 25 settembre, sia la Lega che la Fraternità italiana fanno riferimento alla legge 194. Nel caso della Meloni, per rafforzare la parte preventiva (tutela della maternità). Nel caso di Salvini, obbedire all’articolo 2 della legge che parla di avanzamento della vita.

In un’analisi di Feo e Lavizzari, i ricercatori hanno ricordato che nel 2019, durante il World Family Congress, svoltosi a Verona, «Salvini non ha messo in discussione il diritto all’aborto ma ha espresso il desiderio che la cifra si abbassi». Lo stesso Meloni ha dato un esempio che «la legge 194 è stata in parte attuata, ad esclusione della parte più importante, e cioè prevenzione dell’aborto” “Secondo Meloni, la legge 194 dovrebbe consentire l’interruzione della gravidanza nei casi in cui è assolutamente necessario, ma, soprattutto, dovrebbe dare alle donne il diritto di diventare madri e garantire i diritti dei figli”, hanno aggiunto Feo e Lavizzari.

In una conversazione con Newtral.es, Feo ha sottolineato che “la questione dell’aborto non è molto in cima all’agenda politica perché è una legge che in realtà raggiunge il suo obiettivo principale, che è la prevenzione”: “Le donne hanno il diritto di abortire “senza morire, ma hanno anche insegnato come prevenire la gravidanza”, ha aggiunto.

Secondo un recente rapporto del Ministero della Salute, nel 1983 si sono verificati 233.976 disordini gravidanza. Nel 2020 sono stati praticati 66.413. “Si tratta di una riduzione molto significativa e, in gran parte, grazie al lavoro contraccettivo”, ha detto Feo. Tuttavia, il politologo ha anche sottolineato che “il diritto a non abortire è più che garantito”.

“Meloni ha esagerato la situazione quando ha detto che questo diritto alla maternità non è garantito. C’è spazio per adottare misure che migliorino la situazione materiale delle famiglie, ma questo non ha nulla a che fare con le leggi sull’aborto. Inoltre, le misure che Meloni propone in questo ambito non sono emancipatorie per le donne, ma sono finalizzate a rendere le donne le principali caregiver”, analisi Francesca Feo.

Per quanto riguarda l’aborto in Italia e Meloni, lo scenario più probabile per questo ricercatore, se dovesse governare il leader dei Fratelli Italiani, è quello dell’“inerzia”: “Non credo che Meloni toccherà la legge. Ma quello che è destinato ad accadere è che l’accesso all’aborto non sarà migliorato, le questioni dell’obiezione di coscienza o della disuguaglianza territoriale non saranno risolte”, ha aggiunto.

Fonte

Leggi per la protezione sociale della gravidanza e l’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194)

Rapporto Ministero della Salute (2020) sui disturbi della gravidanza

Iniziativa Mai Dati (Associazione Luca Coscioni)

Aborto in Italia: quarant’anni dopo (Studi Giuridici Femministi, 2020)

Il volto del populismo femminile e dell’estremismo di destra. Il caso italiano (Friedrich-Ebert-Stiftung, 2021)

Francesca Feo, ricercatrice presso la Scuola Normale Superiore specializzata in disuguaglianze di genere

EFE

Giornale spagnolo

Rodolfo Cafaro

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